giovedì 2 dicembre 2010

Il campetto di viale Valganna: quando la partecipazione dei cittadini salva il verde pubblico

di Michela Barzi


Il quartiere sorto attorno al viale Valganna era un tempo la periferia operaia della città  ed ospitava anche alcune fabbriche, come quella del cioccolato Lindt, al posto della quale sta sorgendo un imponente complesso edilizio. La natura popolare del quartiere ha favorito l’insediamento di tre complessi di edilizia economica popolare nella parte più settentrionale del viale, la più prossima agli insediamenti industriali che hanno storicamente contribuito anche alla trasformazione del corso dell’Olona. Si tratta di interventi maturati nell’ambito della stagione avviata dal Piano Fanfani prima e poi dalle leggi 167 del ’62 e 865 del ’71, in cui l’iniziativa pubblica in campo residenziale si prefiggeva di rispondere al crescente bisogno di alloggi a buon mercato espresso dall’imponente flusso migratorio dalle regioni del Sud. Non si tratta di massicci insediamenti di edilizia economico-popolare, grandi abbastanza da qualificarsi come quartieri veri e propri, come succederà poi con la realizzazione dei quartieri San Fermo e Bustecche, destinati a subire la sorte dei ghetti urbani in cui si concentreranno anche emarginazione sociale e microcriminalità. Sono piuttosto condomini di edilizia popolare inseriti in un tessuto edilizio misto, a prevalenza residenziale, con una connotazione sociale storicamente segnata dalla massiccia presenza industriale che ha fatto di Varese una delle città più ricche d’Italia. La natura popolare del Viale Valganna è rimasta nel tempo, malgrado le profonde trasformazione della struttura produttiva della città segnata da una pressoché totale deindustrializzazione e dalla prevalenza del terziario. Gli immigrati dei paesi del Sud del Mondo hanno poi preso il posto di quelli del Sud d’Italia. Questo settore della città è fortemente multietnico, non solo per quanto riguarda i residenti ma anche gli esercenti, come testimoniano i bar ed i negozi aperti in questi anni. Questo fenomeno riguarda ovviamente anche gli abitanti dei complessi di edilizia popolare, le cui diversità linguistiche e nazionali s’incontrano nell’area verde posta proprio nel mezzo del complesso più grande. Quest’area, di oltre 4000 mq,  ospita un campetto da calcio ed uno spazio attrezzato per il gioco dei bambini ed è frequentata da decine e decine di giocatori, residenti nel quartiere e non, che ogni giorno si trovano per formare squadre da 5 o 7 componenti, da ragazzini più grandi che insegnano ai più piccoli a giocare a calcio e da mamme con bambini. Il tutto si svolge in uno straordinario miscuglio di lingue, di colori della pelle, di tratti somatici e di modi di vestire. Si tratta di un caso, a dire il vero non frequentissimo negli insediamenti e edilizia economica popolare,  in cui uno spazio verde ha favorito l’integrazione sociale e non la marginalità e la piccola criminalità. Su questo campetto spesso la domenica (anche d’inverno, neve permettendo) si svolgono tornei  di squadre che si formano sulla base dell’appartenenza di quartiere o di una stessa nazionalità o lingua. Queste squadre giocano senza arbitro e si confrontano pacificamente  offrendo uno spettacolo seguito da decine di persone che si dispongono ai lati del campo per tifare. Purtroppo l’amministrazione cittadina non ha mai provveduto a destinare l’area verde alla funzione che gli è propria , quella del gioco e dello sport, e il piano regolatore vigente la considera un’area di pertinenza dell’insediamento residenziale considerato un ambito privo di strutturazione urbana. Su quest’area si può quindi edificare, cosa che ha spinto la Giunta ad inserirla nel piano delle alienazioni del Comune di Varese; cifra richiesta 800.000 euro. Se gli abitanti del quartiere non si fossero mobilitati in massa, raccogliendo firme, scrivendo ai giornali, apponendo striscioni sulle case, invitando al confronto gli amministratori cittadini per rivendicare il loro diritto di usufruire dell’area verde, alla fine dello scorso settembre il campo da calcio e i giochi per i bambini avrebbero potuto non essere più di proprietà pubblica ma acquisiti da qualche operatore immobiliare. La zona di viale Valganna, dal punto di vista del mercato immobiliare, è considerata semiperiferica, cosa giustificata dalla sua non eccessiva distanza dal centro cittadino e dalla buona dotazione di servizi che la caratterizza. Le alienazioni di proprietà comunali sono state giustificate dall’amministrazione guidata dal sindaco Attilio Fontana con la necessità di far cassa a seguito degli insostenibili tagli imposti dal governo agli enti locali, e in particolare ai comuni a seguito dell’eliminazione dell’ICI sulle prime case. Gli abitanti del quartiere hanno chiesto all’amministrazione comunale di stralciare l’area verde dal piano delle alienazioni, di modificare la destinazione urbanistica dell’area, facendola diventare verde pubblico e non terreno edificabile, e di impegnarsi affinchè la natura pubblica dell’area sia riconfermata dal redigendo Piano di Governo del Territorio. Per ora l’area non è stata venduta ma gli abitanti del quartiere aspettano ancora che le loro richieste vengano formalmente e sostanzialmente accolte, avendo tuttavia dimostrato che la partecipazione dei cittadini in difesa del patrimonio pubblico può condizionare l’azione degli amministratori pubblici.

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